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David Lynch
Inserito il 20 settembre 2004 alle 12:04:39 da Wim Klorex (Denis).

Il male, l'incubo e l'irrazionale teatro del mondo.

Per
quanto ne sa l’Italia la carriera del regista David Lynch
inizia nel 1978 con un film intitolato Eraserhead – La mente
che cancella
(Eraserhead).

In realtà a quella data ha quattro, tra mediometraggi e cortometraggi,
all’attivo: 1966: Six figures getting sick; 1968:
The alphabet; 1970: La nonna; 1974:
The amputee, purtroppo nessuno di questi hanno mai avuto
almeno un passaggio televisivo in Italia, Eraserhead invece rappresentò
una novità assoluta nel genere allora molto di moda dell’horror
e i primi esperimenti splatter che uscivano dal normale circuito dell’amatoriale.
A quest’ultima pratica cinematografica ammicca Eraserhead
un film pressoché irraccontabile se non per una serie di elementi
superficiali della trama che vengono seppelliti subito da una coltre di
allegorie, simboli, eventi e incontri che si legano e si contraddicono
in un che di indecifrabile che ricordano la “vita” e treppi
connessi nel suo insieme; la famiglia sembra essere la protagonista della
trama superficiale ma poi i legami affettivi si svelano e si nascondono
in insiemi sempre meno razionali, una spirale che si tramuta in un vortice,
fino a gettare protagonisti e spettatori nell’incubo e nella paura,
il “diverso” è qui trattato in maniera tutt’altro
che ipocrita, diviene un essere-altro da sé, come per l’effetto
di uno specchio deformante, qui si amplia da subito il tema lynchiano
dell’identità del/nel “mostro”: ciò che
è considerato non-mostruoso è all’apparenza “normale”.


Proprio per questo nel 1980 gira The Elephant man (id.)
in cui l’incredibile storia (vera) di un essere umano deforme e
mostruoso riverbera in sé tutte le attitudini più nobili
dell’umano, dedicandosi, dopo una vita dura condannato a fare il
fenomeno da baraccone - questa sì davvero mostruosa – alla
preziosa arte del modellismo architettonico che esprime il senso di perfezione
e di miniatura estetica che a lui evidentemente manca: immerso una possibile
sostituzione dello specchio. Un sogno per quest’uomo che non può
specchiare la propria immagine fisica senza riceverne sofferenza e umiliazione.
Un film commovente e bellissimo privo di banalità che un tema così
spinoso, logoro e in maggioranza ipocrita come quello della settecentesca
tolleranza (anche se mi fai davvero schifo, siediti pure qui vicino a
me per due secondi…) verso il bandito dalla società dei normali,
può rischiare di porre.

Il 1984 ci porta il controverso Dune (id.) tratto dal
bestseller omonimo di Franck Herbert.

Il film, si dice, mutilato dalla produzione di De Laurentiis troppo povera,
anche oggi, dopo una decantazione di quasi vent’anni, al di là
degli effetti speciali risulta essere un progetto in sé incomprensibile
e limitato. È una pellicola interessante esteticamente, lo è
meno per quanto esprime al di là dello spettacolo. La fantascienza
dopo le Star Wars di Lucas richiede al film di questo genere soprattutto
coerenza narrativa per essere credibile nel sogno che esprime e lanciarlo
così nel mito collettivo (al di là della fortuna di Lucas…).
A questo pur scintillante, ambizioso kolossal lynchiano manca proprio
la base del soggetto e cioè: la trama e l’ordito.

Velluto
blu
(Blue Velvet, 1986) rappresenta la prima
collaborazione col grande musicista Angelo Badalamenti
colonna portante del cinema lynchiano a tutt’oggi. Un capolavoro
di contraddizioni dall’inizio alla fine, un livello narrativo dal
quale Lynch non potrà d’ora in poi più prescindere,
Velluto blu è un titolo quasi proverbiale, nel suo suono si annidano
sensazioni opposte rassicuranti e angoscianti. La poetica di Lynch si
annida in queste immagini. Purtroppo dire di più è dire
il film.

Del 1988 è la prima serie Tv intitolata Les français
vus par
… inedita in Italia che segna l’inizio del
suo interesse per le storie seriali pensate per il piccolo schermo.

Segue col successo planetario I segreti di Twin Peaks
(Twin Peaks) del 1990. In Italia destinato costituire
in fenomeno di costume espresso da intercalari verbali e forme di emulazione
- identificazione con questa ideale provincia americana ai confini con
un altrettanto anonimo Canada. La serie si diverte a cambiare spesso registro
toccando vari esempi di cinematografia dal più ermetico sperimentalismo
visivo al più scontato effetto comico (anche scadente), in modo
da abbracciare un arco di pubblico eterogeneo, e con aspettative a volte
contraddittorie. Infine sembra uno studio sulla forma semiologica: la
comunicazione avviene attraverso effetti disparati e inaspettati, infatti
si avvicendano per lo più incomprensibili e improbabili situazioni
visionarie e oniriche, ma l’indagine e la suspence sono il sale
di questa lunga storia per immagini che tenne incollate al video le famiglie
italiane post-Dallas per almeno due stagioni televisive.

Dello stesso anno è Cuore Selvaggio (Wild
at Heart
) e può essere la trasposizione cinematografica
delle citazioni dell’americanismo mitologico già presenti
del coetaneo Twin Peaks, in questa pellicola c’è tutto ciò
che è dagli anni Venti Usa-al-cinema, ciò che forse non
convince è l’assenza di ambizione eversiva che invece caratterizzava
i precedenti film.

Il 1990 è un anno incredibilmente fecondo per Lynch altre due serie
Tv lo completano: American Chronicles e Industrial
Symphony No. 1
: the Dream of the Broken Hearted,
entrambe inedite nel nostro Paese.

Del 1992 è la trasposizione cinematografica di Twin Peaks:
Fuoco cammina con me!
(Twin Peaks – Fire Walk with
Me
) una delusione che non ha pari nel cinema di Lynch unica cosa
degna di nota è la presenza di David Bowie. Sostanzialmente questo
film è il prequel del telefilm e narra la vita dentro e fuori Twin
Peaks, il resto vive di rendita in maniera forse troppo furbesca.

Del 1992 è la serie Tv On the air e del 1993 Hotel
Room
(che fra un po’ forse vedrò, vi saprò
dire…) inedite entrambe in Italia.

Strade
perdute
(Lost Highway, 1997) è un gioiello
di antinarrazione con elementi estetici che rasentano la visione lisergica.
La struttura è una connessione tra due eventi tra loro inconciliabili
dove la relatività della struttura è la regola che si ripropone
in situazioni parallele e diversissime. Il sogno, l’impossibile
e la realtà sono tre elementi costituenti il film stesso, retto
da una colonna sonora ammiccante ma indovinata in più punti. La
donna che visse due volte di Hitchcock è qui citata da una brava
Patricia Arquette nodo fondamentale del film.

1999: Lynch ci regala un film denso che in Italia viene intitolato Una
storia vera
(The Straight Story) e ritrova una
strada che porta verso un recupero, un tempo ritrovato su una motofalciatrice
per mezzo della quale si può andare a ritrovare se stessi poco
prima della morte. Si tratta di uno splendido film commovente e stupefacente
dove la natura prende e assume un rilievo poetico, stupefacente quasi
incredibile, al contrario del titolo italiano. Molti collegamenti con
la narrazione che appartenne all’uomo-elefante, dove la stranezza,
lo straniamento, dipende da un’azione grande e piccola in un istante:
splendida come un sogno desiderato.

Mulholland Drive (id. 2001), ha dalla sua di essere un
capolavoro di insensatezza, un metafilm che si ispira nel titolo ad un
capolavoro di Billy Wilder Sunset Boulevard (Viale del Tramonto) la Mulholland
Drive è anch’essa una strada di Hollywood che ne risale le
colline e dalla quale si può vedere la città e il reticolo
di strade, tra le quali Sunset Boulevard. Per Lynch si tratta di una visione
a volo d’uccello sul cinema e sul proprio cinema, molti i riferimenti
ai film del passato da Velluto blu, Twin Peaks a Strade perdute, altrettanti
simbolismi e situazioni sono riprese e rielaborate (onestamente non molto),
qualcuno maliziosamente ha detto che si tratta di un “meglio di
David Lynch”, io non sono pienamente d’accordo perché
la “storia” narratavi pur essendo ancora inintelligibile ha
questa volta un farsi che altri film lynchiani non hanno. L’elemento
fondante e caratterizzante è la relatività, ma soprattutto
qui è la paura. La paura di non essere, di non essere più.
Di non diventare ciò che i nostri sogni ci comandano d’essere
e divenire. Il “teatro del Mondo” si contempla da fuori, pur
essendo noi stessi sul palco a recitare contemporaneamente, e cioè
contemporaneamente pubblico e attori di noi stessi. Lo sdoppiamento stavolta
è consapevole di sé. I riferimenti alla pittura di Francis
Bacon sono qui dichiarati; le musiche di commento sono suggestive, gli
ambienti in cui si svolgono le scene sono elaborati e secondo la funzione,
claustrofobici o ariosi.



Una notizia in anteprima (forse): è in arrivo un nuovo film di
David Lynch dal titolo Darkened Room speriamo presto
anche in Italia.




Filmografia:


- Six figures getting sick (1966)


- The alphabet (1968)

- La nonna (1970)

- The amputee (1974)

- Eraserhead la mente che cancella (1977)

- The Elephant Man(1980)

- Dune (1984)

- Velluto blu (1986)

- Les Français vus par... (Serie TV) (1988)

- The cowboy and the frenchman (1989)

- Twin Peaks (Film TV) (1990)

- I segreti di Twin Peaks (Serie TV) (1990)

- Cuore selvaggio (1990)

- American Chronicles (Serie TV) (1990)

- Industrial Symphony No. 1 (TV) (1990)

- Fuoco cammina con me (1992)

- On the Air (TV) (1992)

- Hotel Room (TV)(1993)

- Lumière et compagnie (1995)

- Strade perdute (1997)

- Una storia vera (1999)

- Mulholland Drive (2001)

- Darkened Room
(2002)


Links:


- www.davidlynch.com


(sito ufficiale la cui partecipazione richiede 10$ al mese)

- mulholland-drive.com
(Sito ufficiale della universal dil Mulholland Drive)

- the black lodge

- Lynchposters.com
(una collezione di posters del lavori di Lynch)

- The
Universe of David Lynch


- The inferno
of David Lynch


- Lynch Net (The David
Lynch Resource)

- The
City of Absurdity


Commenti
1 Commento - 5/5 - Voti : 1
Inserito il 02 aprile 2008 alle 11:55:51 da dale.  5/5
 
complimenti per l''articolo!

 
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