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David Lynch |
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Il male, l'incubo e l'irrazionale teatro del mondo.
Per quanto ne sa l’Italia la carriera del regista David Lynch inizia nel 1978 con un film intitolato Eraserhead – La mente che cancella (Eraserhead).
In realtà a quella data ha quattro, tra mediometraggi e cortometraggi, all’attivo: 1966: Six figures getting sick; 1968: The alphabet; 1970: La nonna; 1974: The amputee, purtroppo nessuno di questi hanno mai avuto almeno un passaggio televisivo in Italia, Eraserhead invece rappresentò una novità assoluta nel genere allora molto di moda dell’horror e i primi esperimenti splatter che uscivano dal normale circuito dell’amatoriale. A quest’ultima pratica cinematografica ammicca Eraserhead un film pressoché irraccontabile se non per una serie di elementi superficiali della trama che vengono seppelliti subito da una coltre di allegorie, simboli, eventi e incontri che si legano e si contraddicono in un che di indecifrabile che ricordano la “vita” e treppi connessi nel suo insieme; la famiglia sembra essere la protagonista della trama superficiale ma poi i legami affettivi si svelano e si nascondono in insiemi sempre meno razionali, una spirale che si tramuta in un vortice, fino a gettare protagonisti e spettatori nell’incubo e nella paura, il “diverso” è qui trattato in maniera tutt’altro che ipocrita, diviene un essere-altro da sé, come per l’effetto di uno specchio deformante, qui si amplia da subito il tema lynchiano dell’identità del/nel “mostro”: ciò che è considerato non-mostruoso è all’apparenza “normale”.
Proprio per questo nel 1980 gira The Elephant man (id.) in cui l’incredibile storia (vera) di un essere umano deforme e mostruoso riverbera in sé tutte le attitudini più nobili dell’umano, dedicandosi, dopo una vita dura condannato a fare il fenomeno da baraccone - questa sì davvero mostruosa – alla preziosa arte del modellismo architettonico che esprime il senso di perfezione e di miniatura estetica che a lui evidentemente manca: immerso una possibile sostituzione dello specchio. Un sogno per quest’uomo che non può specchiare la propria immagine fisica senza riceverne sofferenza e umiliazione. Un film commovente e bellissimo privo di banalità che un tema così spinoso, logoro e in maggioranza ipocrita come quello della settecentesca tolleranza (anche se mi fai davvero schifo, siediti pure qui vicino a me per due secondi…) verso il bandito dalla società dei normali, può rischiare di porre.
Il 1984 ci porta il controverso Dune (id.) tratto dal bestseller omonimo di Franck Herbert.
Il film, si dice, mutilato dalla produzione di De Laurentiis troppo povera, anche oggi, dopo una decantazione di quasi vent’anni, al di là degli effetti speciali risulta essere un progetto in sé incomprensibile e limitato. È una pellicola interessante esteticamente, lo è meno per quanto esprime al di là dello spettacolo. La fantascienza dopo le Star Wars di Lucas richiede al film di questo genere soprattutto coerenza narrativa per essere credibile nel sogno che esprime e lanciarlo così nel mito collettivo (al di là della fortuna di Lucas…). A questo pur scintillante, ambizioso kolossal lynchiano manca proprio la base del soggetto e cioè: la trama e l’ordito.
Velluto blu (Blue Velvet, 1986) rappresenta la prima collaborazione col grande musicista Angelo Badalamenti colonna portante del cinema lynchiano a tutt’oggi. Un capolavoro di contraddizioni dall’inizio alla fine, un livello narrativo dal quale Lynch non potrà d’ora in poi più prescindere, Velluto blu è un titolo quasi proverbiale, nel suo suono si annidano sensazioni opposte rassicuranti e angoscianti. La poetica di Lynch si annida in queste immagini. Purtroppo dire di più è dire il film.
Del 1988 è la prima serie Tv intitolata Les français vus par… inedita in Italia che segna l’inizio del suo interesse per le storie seriali pensate per il piccolo schermo.
Segue col successo planetario I segreti di Twin Peaks (Twin Peaks) del 1990. In Italia destinato costituire in fenomeno di costume espresso da intercalari verbali e forme di emulazione - identificazione con questa ideale provincia americana ai confini con un altrettanto anonimo Canada. La serie si diverte a cambiare spesso registro toccando vari esempi di cinematografia dal più ermetico sperimentalismo visivo al più scontato effetto comico (anche scadente), in modo da abbracciare un arco di pubblico eterogeneo, e con aspettative a volte contraddittorie. Infine sembra uno studio sulla forma semiologica: la comunicazione avviene attraverso effetti disparati e inaspettati, infatti si avvicendano per lo più incomprensibili e improbabili situazioni visionarie e oniriche, ma l’indagine e la suspence sono il sale di questa lunga storia per immagini che tenne incollate al video le famiglie italiane post-Dallas per almeno due stagioni televisive.
Dello stesso anno è Cuore Selvaggio (Wild at Heart) e può essere la trasposizione cinematografica delle citazioni dell’americanismo mitologico già presenti del coetaneo Twin Peaks, in questa pellicola c’è tutto ciò che è dagli anni Venti Usa-al-cinema, ciò che forse non convince è l’assenza di ambizione eversiva che invece caratterizzava i precedenti film.
Il 1990 è un anno incredibilmente fecondo per Lynch altre due serie Tv lo completano: American Chronicles e Industrial Symphony No. 1: the Dream of the Broken Hearted, entrambe inedite nel nostro Paese.
Del 1992 è la trasposizione cinematografica di Twin Peaks: Fuoco cammina con me! (Twin Peaks – Fire Walk with Me) una delusione che non ha pari nel cinema di Lynch unica cosa degna di nota è la presenza di David Bowie. Sostanzialmente questo film è il prequel del telefilm e narra la vita dentro e fuori Twin Peaks, il resto vive di rendita in maniera forse troppo furbesca.
Del 1992 è la serie Tv On the air e del 1993 Hotel Room (che fra un po’ forse vedrò, vi saprò dire…) inedite entrambe in Italia.
Strade perdute (Lost Highway, 1997) è un gioiello di antinarrazione con elementi estetici che rasentano la visione lisergica. La struttura è una connessione tra due eventi tra loro inconciliabili dove la relatività della struttura è la regola che si ripropone in situazioni parallele e diversissime. Il sogno, l’impossibile e la realtà sono tre elementi costituenti il film stesso, retto da una colonna sonora ammiccante ma indovinata in più punti. La donna che visse due volte di Hitchcock è qui citata da una brava Patricia Arquette nodo fondamentale del film.
1999: Lynch ci regala un film denso che in Italia viene intitolato Una storia vera (The Straight Story) e ritrova una strada che porta verso un recupero, un tempo ritrovato su una motofalciatrice per mezzo della quale si può andare a ritrovare se stessi poco prima della morte. Si tratta di uno splendido film commovente e stupefacente dove la natura prende e assume un rilievo poetico, stupefacente quasi incredibile, al contrario del titolo italiano. Molti collegamenti con la narrazione che appartenne all’uomo-elefante, dove la stranezza, lo straniamento, dipende da un’azione grande e piccola in un istante: splendida come un sogno desiderato.
Mulholland Drive (id. 2001), ha dalla sua di essere un capolavoro di insensatezza, un metafilm che si ispira nel titolo ad un capolavoro di Billy Wilder Sunset Boulevard (Viale del Tramonto) la Mulholland Drive è anch’essa una strada di Hollywood che ne risale le colline e dalla quale si può vedere la città e il reticolo di strade, tra le quali Sunset Boulevard. Per Lynch si tratta di una visione a volo d’uccello sul cinema e sul proprio cinema, molti i riferimenti ai film del passato da Velluto blu, Twin Peaks a Strade perdute, altrettanti simbolismi e situazioni sono riprese e rielaborate (onestamente non molto), qualcuno maliziosamente ha detto che si tratta di un “meglio di David Lynch”, io non sono pienamente d’accordo perché la “storia” narratavi pur essendo ancora inintelligibile ha questa volta un farsi che altri film lynchiani non hanno. L’elemento fondante e caratterizzante è la relatività, ma soprattutto qui è la paura. La paura di non essere, di non essere più. Di non diventare ciò che i nostri sogni ci comandano d’essere e divenire. Il “teatro del Mondo” si contempla da fuori, pur essendo noi stessi sul palco a recitare contemporaneamente, e cioè contemporaneamente pubblico e attori di noi stessi. Lo sdoppiamento stavolta è consapevole di sé. I riferimenti alla pittura di Francis Bacon sono qui dichiarati; le musiche di commento sono suggestive, gli ambienti in cui si svolgono le scene sono elaborati e secondo la funzione, claustrofobici o ariosi.
Una notizia in anteprima (forse): è in arrivo un nuovo film di David Lynch dal titolo Darkened Room speriamo presto anche in Italia.
 Filmografia: - Six figures getting sick (1966)
- The alphabet (1968)
- La nonna (1970)
- The amputee (1974)
- Eraserhead la mente che cancella (1977)
- The Elephant Man(1980)
- Dune (1984)
- Velluto blu (1986)
- Les Français vus par... (Serie TV) (1988)
- The cowboy and the frenchman (1989)
- Twin Peaks (Film TV) (1990)
- I segreti di Twin Peaks (Serie TV) (1990)
- Cuore selvaggio (1990)
- American Chronicles (Serie TV) (1990)
- Industrial Symphony No. 1 (TV) (1990)
- Fuoco cammina con me (1992)
- On the Air (TV) (1992)
- Hotel Room (TV)(1993)
- Lumière et compagnie (1995)
- Strade perdute (1997)
- Una storia vera (1999)
- Mulholland Drive (2001)
- Darkened Room (2002)
Links: - www.davidlynch.com
(sito ufficiale la cui partecipazione richiede 10$ al mese)
- mulholland-drive.com (Sito ufficiale della universal dil Mulholland Drive)
- the black lodge
- Lynchposters.com (una collezione di posters del lavori di Lynch)
- The Universe of David Lynch
- The inferno of David Lynch
- Lynch Net (The David Lynch Resource)
- The City of Absurdity
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